Asteya
Esprime lo stato di stabilita’ mentale soggettivo nelle relazioni con gli altri e con la societa’ nella quale viviamo. Assieme a Ahimsa, Sathya, Brahmacharya e Aparigraha costituisce la prima Via di Conoscenza (yama) esposta da Patanjali.
Negli Yoga Sutra e’ possible leggere:
Asteyapratisthayam sarvaratnopasthanam (II, 37)
Asteya, onesta’ non appropriazione indebita; pratistayam, quando si e’ fermamente stabiliti; sarva, tutte; ratna, gemme cose preziose; upasthanam, autopresentazione, automanifestare a se.
Quando si e’ fermamente stabiliti nella non appropriazione indebita (di qualsiasi tipo), ogni specie di ricchezza si manifesta.
Le nostre civilta’ partendo dalle piu’ antiche ci insegnano “NON Rubare” ma qui lo yogi viene indirizzato verso qualcosa di profondamente diverso.
Gli Yoga Sutra sono tutti dedicati a descrivere un percorso interiore, “fili” per la meditazione del ricercatore spirituale. Dunque resta difficile pensare che l’ autore dei Sutra esponga un “semplice” NON Rubare quale regola destinata a disciplinare la societa’.
La legge del possesso e in maniera piu’ forte dell’ appropriazione ci vincola a norme civili ma ordinarie, al momento in cui questa legge verra’ abbandonata scompariranno anche i frutti di questa forma di pensiero. Parole quali cupidigia, insicurezza sul presente e sul nostro futuro perderanno di significato ed acquisiranno la giusta dimensione.
Asteya esprime lo stato di stabilita’ mentale, l’ equilibrio presente in noi tra quanto possediamo e il desiderio di avere altro, tra l’ offrire e la voglia spesso per noi stessi devastante di possedere.
